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Pubblicato il da Hassin Ventura

Nel 1944, una ragazza ebrea di nome Anna Frank fu imprigionata in un campo di concentramento nazista. Lì morì dopo pochi mesi, per le terribili condizioni di vita. Nello stesso modo morirono milioni di persone, solo perché erano ebree. La storia di Anna Frank è famosa in tutto il mondo grazie al diario che lei tenne durante il periodo in cui visse nascosta in una soffitta di Amsterdam. Dopo la guerra, il diario fu ritrovato e pubblicato dal padre, unico sopravvissuto della famiglia, con il titolo Il diario di Anna Frank.

L’OLOCAUSTO

Nel 1933 Adolf Hitler salì al potere in Germania e iniziò a perseguitare tutti gli ebrei perché li riteneva una razza inferiore e perché li accusava di essere responsabili dei problemi della Germania. Fece quindi costruire numerosi campi di concentramento dove rinchiudere tutte le persone di origine ebraica. La maggior parte degli uomini e delle donne, costretti a lavorare come schiavi e a vivere ammassati con poco cibo, morirono di stenti e di malattia. I bambini e gli anziani, inadatti al lavoro, venivano uccisi non appena arrivavano nei campi. Più di un milione di bambini ebrei morì nell’Olocausto.

L’INFANZIA DI ANNA

Anna nacque a Francoforte, in Germania, nel 1929, dove visse per qualche anno insieme ai genitori e alla sorella maggiore Margot. Nel 1933, quando Anna aveva quattro anni, Adolf Hitler e il nazismo salirono al potere in Germania e quasi immediatamente iniziarono a perseguitare gli ebrei. Il padre di Anna capì subito che era molto pericoloso continuare a vivere a Francoforte e decise di portare tutta la famiglia ad Amsterdam, nei Paesi Bassi, dove pensava che sarebbero stati al sicuro.

Anna passò gli anni della sua infanzia ad Amsterdam, facendo la vita di tutti i bambini della sua età. Ma la tranquillità durò poco: nel 1939 iniziò la seconda guerra mondiale e un anno dopo la Germania invase i Paesi Bassi. Durante l’occupazione nazista, la vita degli ebrei di Amsterdam diventò sempre più difficile. Non potevano lavorare o muoversi liberamente e i bambini dovevano frequentare solo le scuole ebraiche. Nonostante tutto Anna restava una bambina allegra e vivace, e il giorno del suo tredicesimo compleanno ricevette in regalo un diario, sul quale il 12 giugno 1942 scrisse: “spero di riuscire a confidarti ogni cosa e mi auguro che tu sarai per me di grande conforto”.

NELLA SOFFITTA SEGRETA

Poco tempo dopo anche ad Amsterdam iniziarono gli arresti e le deportazioni degli ebrei e quando arrivò la convocazione per la sorella di Anna, Margot, i Frank capirono che era arrivato il momento di spostarsi nel nascondiglio segreto che avevano preparato.

Per due anni vissero nascosti insieme a un’altra famiglia nella soffitta del palazzo dove lavorava il padre di Anna. Alcuni amici li aiutavano, portando cibo e altri generi di conforto, oltre alle notizie sul mondo esterno. Per due anni Anna scrisse sul diario i suoi stati d’animo, le sue paure e le sue speranze e raccontò quello che accadeva nella soffitta.

LA FINE DELLA SPERANZA

Alla fine, il momento che tutti temevano, arrivò. Il 4 agosto 1944 il loro nascondiglio fu scoperto dalle SS e le due famiglie furono mandate in diversi campi di concentramento. Anna e Margot furono inviate a Bergen-Belsen, in Germania, dove le condizioni di vita erano terribili. Entrambe le sorelle si ammalarono di tifo e morirono nel marzo 1945. Solo poche settimane dopo, il campo fu liberato dai soldati alleati e la guerra terminò.

Il 15 luglio 1944, tre settimane prima che il nascondiglio fosse scoperto, Anna scrisse sul diario: “Mi sembra che si stia avvicinando una tempesta che finirà per travolgere anche noi… ma, quando guardo il cielo, sento che ogni cosa cambierà in meglio, che tutta questa crudeltà finirà e che la pace e la tranquillità torneranno di nuovo”.

 

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